Ah, la bontà umana! Quella cosa che pratichiamo tra un caffè e un “ma vai a quel paese” mentale. Perché, diciamocelo, sorridere come un pagliaccio a dieta di antidepressivi è il nostro pane quotidiano. Annuisci, applaudi, fai “uhm” interessato mentre nella tua testa sta andando in scena un monologo degno di un film di Tarantino.
Auto-illusione? Ma certo! È l’unico sport in cui siamo tutti campioni. “No no, sto benissimo!” (mentre il tuo stomaco digerisce solo ansia e la tua autostima è in frantumi). E poi, ovvio, la colpa è sempre degli altri: il capo, il governo, l’oroscopo, il gatto che ti ha guardato storto. “Io sono una brava persona, sono gli altri che non capiscono!” – cit. ogni essere umano dopo aver fatto una stronzata.
La sincerità, quella vera, è come il kale: tutti dicono che fa bene, ma poi lo nascondono nel frullato sperando che non si senta il sapore. Quante volte hai detto “Che piacere vederti!” mentre dentro pensavi “Mio Dio, ma non eri partito per il Borneo?!”. Ecco, quella è la bontà 2.0: un sorriso di plastica, un’anima di marcio, e la certezza che l’altro, in qualche modo, lo sappia.
Perché sì, abbiamo un sesto senso: percepiamo le vibrazioni, quelle sottili come “Ti saluto, ma se potessi ti cancellerei dai contatti e dalla storia della mia vita”. Entri in una stanza e capisci subito se l’aria è più tossica di un tweet di Trump. Ma facciamo finta di niente, perché l’importante è apparire, mica essere.
La vera bontà? Quella è roba da radical chic. È quando dici “Ciao!” e non è un codice morse per “Vattene”. È quando il tuo “Sì” non è un “No” travestito da diplomazia. È quando ascolti davvero, invece di aspettare il tuo turno per parlare. Roba da film Disney, insomma.
Quindi, se vuoi essere una brava persona (ma davvero, non per Instagram), butta via il manuale del finto perbenismo e inizia a essere onesto. Con te stesso, con gli altri, con quel barista che ti chiede “Come va?” e tu, per una volta, potresti rispondere “Una merda, grazie!”. Il mondo ne ha bisogno. O almeno, ne ha bisogno più che di un altro sorriso finto.
Morale? Sii gentile, ma non per dovere. Sii sincero, ma non per ferire. E soprattutto, ricorda: se tutti ti trovano simpatico, forse stai recitando troppo.